Wednesday, 21 December 2011

yoruba wedding




Me with my natives. Notice the colour of the shoes, bag, neclace and earings!
abituata ai matrimoni italiani, mi aspettavo una festa formale, in grande stile, in cui tutti siedono composti, con orari prestabiliti, seguendo l'etichetta. in nigeria invece, l'etichetta riguarda perlopiù la cerimonia rituale, mentre per quanto riguarda il pranzo vero e proprio vige l'improvvisazione. vorrei descrivere il matrimonio nei singoli dettagli ma vorrei evitare di scadere nel piu classico dei racconti etnografici per cui affiderò il racconto alle immagini e ai video, cercando di commentare il più possibile. 

on the left, in orange, the bride's family and on the right, in blue, the  groom's family
Bride's dowry - la dote della sposa


groom's friends have to prostrate to the bride's family - gli amici dello
sposo devono prostrarsi di fronte alla famiglia della sposa chiedendo di
accettare il loro amico come futuro marito della sposa

bride's friends - amiche della sposa che la accompagnano
verso il futuro sposo


bride gets greeted by her family and then from the groom's
family as well 
finally married!!!

 

Friday, 16 December 2011

riflessioni antropopoietiche

dopo un venerdi sera di tutto il rispetto la sera seguente non è stata da meno. abbandonato il quartiere di ikeja ci siamo diretti verso i quartieri alti, verso il cuore pulsante di una metropoli in continuo divenire, victoria island. passa a prenderci benjamin, un amico di yomi e dopo vari check point della polizia, un ennesimo modo di chiedere soldi, arriviamo a victoria island e lagos island. sembra di essere in una città completamente diversa, fatta di alberghi a 5 stelle, case sontuose, casino e club esclusivi.Ci dirigiamo a casa di un amico di benjamin, alan, un croato che va avanti e indietro dalla croazia a lagos per lavoro. La sensazione di vedere un uomo bianco, mi ha inizialmente destabilizzata in quanto mi sembrava fuori contesto ma successivamente ammetto in tutta sincerità che la cosa mi ha tranquillizzato. Andiamo nel mega centro commerciale the palms, una struttura fartiscente ben lontana dalla realtà di surulere e dalle strade sterrate, in un club non molto diverso da quello della sera precedente, in cui invece di ballare guardavano partite di calcio. ma il livello della musica è rimasto invariato. a fatica si riesce a parlare. dopo aver bevuto una birra decidiamo di spostarci per andare in un altro locale poco distante. solitamente il sabato sera si girano come minimo tre locali, per poi andare a ballare fino all'alba. noi ci siamo fermati solo ai primi due. 
fuori dal terzo locale in cui volevamo entrare ma purtroppo era solo su invito!
entriamo in questo secondo locale, di cui non ricordo il nome. noto con un po' di stupore che la clientela maschile è costituita prevalentemente da uomini d'affari europei, di cui molti italiani, piu o meno tutti sulla sessantina se non oltre. i miei amici mi fanno notare come la maggior parte delle donne nigeriane presenti siano prostitute. antropologicamente parlando è stato molto interessante, l'ambiente, le tipologie di persone presenti, e tutto quanto. inizialmente quindi molto attenta ad ogni singolo dettaglio e interazione che mi circondava, successivamente un senso di ansia e di repulsione per tutto quello che mi circondava mi ha assalito, una sensazione di riluttanza misto a senso di colpa in quanto italiana, in quanto bianca. usciamo dal locale e ne discuto con gli altri che mi dicono che nella maggior parte dei casi il giro di prostituzione a lagos è gestito da bianchi. non avevano fatto in tempo a finire di dirlo che scendono dalla macchina quattro ragazze bellissime seguite da una donna bianca sulla cinquantina, che ridendo e scherzando le invitava ad entrare nel locale, probabilmente a incontrare quello che sarà il loro futuro cliente. torno a casa con l'amaro in bocca, riflettendo sulle contraddizioni di questo immenso paese, che tanto aspira ad occidentalizzarsi ma che ancora è totalmente sottomesso e sfruttato dal mondo a cui tanto anelano. 
al ristorante cinese il giorno dopo..finalmente un po di verdura!
ad ogni modo mi risollevo il morale tornando a casa, discutendo in macchina con i miei nuovi amici di superstizioni varie. faccio l'esempio del gatto nero che attraversa la strada come piuttosto la scala o il sale. una cosa interessante che mi ha poi chiesto benjain era se oltre a causare sfortuna, vi fosse anche un modo per portare sfortuna a qualcun altro, riferendosi alle pratiche stregonesche proprie della sua cultura. successivamente vediamo dei resti di carcassa lungo la strada che ha dovuto evitare con la macchina per evitare di salirci sopra. Hanno subito smesso di parlare inglese per passare al pidgin ma grazie al poco che sono riuscita ad imparare ho capito che parlavano di sacrifici umani. Tuttavia ho chiesto subito dopo di cosa stessero parlando, non menzionando direttamente il sacrificio umano. Mi rispondono perplessi entrambi, si guardano per cercare conferma l’un l’altro, credo non mi volessero dire dei sacrifici umani. Mi dicono che sono sacrifici rituali in onore di una divinità yoruba, di cui ora mi sfugge il nome, che vengono messi nel ciglio di una strada e soprattutto agli incroci poiché in tal modo gli spiriti vi possono accedere con piu facilità e rapidità. In tal modo sono piu evidenti. Non potevo credere a ciò che stavo vivendo, ancora non realizzavo cosa stesse succedendo. dopo anni di studio sulla stregoneria ora mi ritrovo nel bel mezzo di un sacrificio rituale? il linguaggio della stregoneria è prente nell'agire quotidiano, dall'uso della mano destra per porgere qualunque cosa al modo in cui si appoggiano le gambe al muro. tuttavia capisco che reperire informazioni a riguardo non è una cosa molto semplice dato lo stigma sociale che pende su di essa, pertanto cercherò nei prossimi mesi di scavare più a fondo, sperando non mi succeda nulla!!

Saturday, 10 December 2011

addio al celibato in salsa africana

ore 20 e qualcosa, alla guesthouse dove sono alloggiata, che prossimamente meriterà un post a se stante data la peculiarità del posto, passa a prenderci un amico per andare alla festa di addio al celibato di un altro amico il cui matrimonio è sabato prossimo. da quello che mi raccontano, piu che il sabato sera è venerdi che si esce, to groove dicono, ultimo giorno di lavoro per cui tutti escono a ballare. i posti per ballare sono i club, dove siamo andati ieri sera. arriviamo in questo posto, ad ikeja, uno dei quartieri di lagos, che a quanto pare sembra essere molto benestante, con enormi alberghi e case ciscondate tutte dal filo spinato ed enormi mura. ci inoltriamo nel quartiere di ikeja, molto piu verde e tranquillo a differenza di dove sono alloggiata, nel quartiere di surulere. arriviamo in questo club e all'entrata mi ritrovo tappeto rosso, buttafuori in giacca e cravatta e ragazze vestite eleganti con tacchi altissimi. certo non me lo aspettavo minimamente. entriamo e il locale sembra un tipico locale torinese come londinese o europeo in genere. tavolini bassi, musica alta, divanetti e tanto tanto alcool. pensavo che italiani e irlandesi bevessero molto ma ancora non avevo visto i nigeriani. non bevono singoli coktail ma vanno direttamente per la bottiglia, per cui subito si aprono le danze con una bottiglia di jack daniels, per poi giungere alla bottiglia di vodka. nel locale, non molto grande ma giusto per poter ballare, è pieno di gente, si fuma dentro e questo aiuta senza dubbio a creare atmosfera. la musica, un mix tra hip hop, reggaeton e hit dance del momento, è altissima, non c'è nessuno che rimane fermo, tutti ballano. inizialmente mi sentivo leggermente a disagio, non tanto perchè ero l'unica bianca, quanto piuttosto per il loro modo di ballare, a cui non sono chiaramente abituata. ballano in maniera molto sensuale, all'inizio ero timida anche perchè a confronto mi sentivo bloccata e incapace di muovermi come loro ma poi ho deciso di imparare e fino alle tre e mezza non ho mai smesso. che esperienza unica. tornata a casa con un sorriso stampato e la felicità di trovarmi in un posto cosi distante da casa ma che sento già quasi altrettanto accogliente. tante preoccupazioni iniziali piano piano mi stanno abbandonando per lasciare il posto all'entusiasmo e alla scoperta  della filosofia di vita nigeriana.

Friday, 9 December 2011

Star, the original nigerian beer. first day in Lagos
Watching Juventus- Cesena
First ride on the taxibus



Igbo mass

Lagos roads


She wanted me to take a picture of her

Lagos street


what you can find walking around streets in Lagos

Me and Yomi on my birthday

pepper soup

136 ore e 49 minuti. dite sono sufficienti per ambientarsi? diciamo ancora mi devo abiutare al sole cocente, 40 gradi all'ombra non sono facili da affrontare. tuttavia, nonostante il clima caldissimo, per il resto mi trovo relativamente bene considerando che sono qui da nemmeno una settimana.
l'arrivo in aereoporto è stato un primo impatto abbastanza significativo. dopo aver passato il controllo della dogana, e dopo aver risposto alle mille domande che i poliziotti mi facevano riguardo le motivazioni della mia visita in nigeria, sono pronta per passare al livello successivo: attendere i bagagli. parlando con gli altri passeggeri - tutti nigeriani tranne cinque o sei europei e due cinesi - capisco che il problema principale non è tanto l'attesa quanto piuttosto la speranza che le valigie siano arrivate sane e salve a Lagos. fortunatamente, dopo ore di attesa in questo aereoporto malmesso e senza aria condizionata, sono pronta per affrontare il terzo livello: passare incolume attraverso la schiera di poliziotti che chiedono una tangente per lasciarti passare. leggermente preoccupata, chiedo informazioni a due nigeriane che avevo conosciuto sul volo, le quali mi dicono che posso stare a fianco a loro mentre ci dirigiamo verso l'uscita. a differenza di quanto mi aspettavo, hanno chiesto soldi solamente alla donna nigeriana, non prendendomi minimamente in considerazione.
mi viene a prendere il mio amico, saliamo in macchina e ci buttiamo in mezzo al delirio del traffico nella metropoli più grande dell'africa. erano le dieci di sera e c'era gente ovunque, in macchina, nei taxibush, in moto, a piedi e lungo le strade. non esistono semafori, vige l'anarchia totale, macchine che vanno in senso opposto, due strade asfaltate e tutto il resto strade sterrate. benvenuta nella grande metropoli.


Barracks, vicino a dove sono alloggiata



vorrei descrivere attimo per attimo, ogni odore, ogni volto, ogni sorriso. se c'è una cosa che mi ha colpito molto è il loro senso di ospitalità. camminando per la strada, soprattutto le donne mi salutano chiedendomi come sto e se mi trovo bene in nigeria. ho iniziato fin da subito a usare il trasporto pubblico, dai taxibush, questi pulmini in cui si stipano 15 persone, alla moto, il mezzo piu veloce per girare la città. pian piano mi sto anche abituando al cibo, molto piccante. ieri sera ho provato a mangiare la pepper soup, zuppa piccantissima con credo interiora di mucca. diciamo solo che è stato impegnativo e meno male che avevo una birra fresca a fianco altrimenti non so come avrei fatto a mandare giù anche un solo boccone. ho voluto fare l'antropologa? eheh e adesso assaggio tutto e provo tutto. sono tutti abbastanza stupiti del fatto che sia cosi curiosa ,che voglia utilizzare il taxibush piuttosto che mangiare con le mani come fanno loro. il mio amico mi ha detto che sono una nigeriana con la pelle chiara. credo che non potesse farmi complimento migliore. 

Friday, 2 December 2011

antropologi allo sbaraglio


Relax pre partenza!


ultimo giorno prima della grande partenza. come sto? sinceramente non saprei nemmeno rispondere, passo da momenti di euforia totale a momenti di ansia e panico. si panico. avrò preso tutto? taccuini li ho presi? le penne? e se finiscono? ne prendo una decina cosi vado sul sicuro..poi cosa serve? registratore preso, macchina fotografica pure, scorta di libri anche - forse troppi, secondo voi 10 libri sono troppi? per fortuna è tutto relativo. per me 10 libri sono il minimo indispensabile, woolf, gunter grass, fitzgerald e saramago mi faranno compagnia. avevo poi comprato dei sughi pronti, avete presente quelli della coop? sono buoni, pensavo potesse essere una buona idea ma poi riflettendoci meglio, a parte il peso in valigia, non voglio diventare lo stereotipo dell'italiana media all'estero, che se non trova pasta e sughi non è contenta. no, ho deciso che lascerò a casa i sughi, pronta a mangiare solamente cibo nigeriano. comprese le lumache giganti. credo, non prometto nulla! comunque preparare la valigia con vestiti estivi quando fuori ci sono si e no 6 gradi non è molto semplice, ormai il calore dell'estate lo abbiamo abbandonato da tempo e faccio fatica a decidere cosa portare o meno. per sicurezza porterò tutto credo, sapendo perfettamente che metà delle cose saranno totalmente inutili, ma pazienza. ho rinunciato tanto tempo fa a saper preparare una valigia in maniera pratica. io e il senso pratico non siamo mai andati molto d'accordo purtroppo.
cerco di immaginarmi come sarà il mio arrivo domani a lagos, quali odori, quali colori, quali volti incontrerò. fortunatamente verranno a prendermi all'aereoporto, per cui mi risparmierò la ricerca di un taxi, ma poi? una volta caricate le valigie in macchina? dove andrò? cosa farò? chi incontrerò? 
in preda a euforie momentanee alternate a stati di ansia latente vi lascio e spero di riuscire a connettermi presto in quel di lagos. si lagos, nigeria. la mia prima grande avventura. 
a presto
j

Monday, 28 November 2011

Illuminations


"All the women in this book embraced the opportunity to travel because it offered them independence and a redefinition of themselves outside the narrow confines of society. They rejected the submissive position of women at home, and had no particular affinity with domesticity. But if they laid the foundations of women's liberation, most of them did it unwittingly, for they were motivated by the desire for self-improvement. Although their vagaries are amusing now, they did not travel frivolously. They put a girdle round the earth by doing: teaching, singing, empire-building, nursing, flying, acting, hunting, dancing, climbing. A minority travelled with their husbands; few were in pursuit of a man, although not proof against loneliness. Many were very frail, but invalidism seems to have a mysterious link with indomitability. In any case, their upbringing had trained them to withstand hardship, for the majority came from middle-class homes that made a virtue of stoicism. Their families provided the finance necessary for their expeditions, and their nationalities gave them prestige in the countries they travelled in. With the exception of missionaries, teachers and empire-builders, on the whole they did not try to change the people they encountered."


from Maria Aitken "A girdle round the earth. Adventuresses abroad", 1987 Constable & Co., London


Thank you dear aunt Maria, for continuous inspiration as an intellectual and as a woman. 


I always wanted to create a blog, never found the courage to do it, maybe too insecure to let everyone read what I wrote, because of the writing itself and, of course, because of the content. this seems a good moment to start writing, my first big adventure in a far away country. never expected that my very first place would be Nigeria. onestly never thought about it, never had it in mind, until last year, when i suddenly started to realize what that country was, and still is, all the contraddictions, and i started to get quite interested in all of the religious, social and political aspects of it. i decided to go to nigeria quite by instinct, but now, at 5 days before departure i must say i'm really excited. and very nervous of course.